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De.Co. & Prodotti tipici
Denominazione Comunale
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Delibera
Consiglio Comunale – n. 14 del 30 giugno 2011 –
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Regolamento per la valorizzazione dei prodotti Tipici locali istituzione
della De.Co Il Comune
individua tra i propri fini istituzionali anche l’assunzione di adeguate
iniziative dirette ad attuare ogni forma d’intervento a sostegno del
patrimonio delle tradizioni, in particolar modo la promozione delle
produzioni agro-alimentari attraverso il riconoscimento del marchio
De.Co (Denominazione Comunale di Origine). Di madre in
figlia, le vecchie ricette sono state tramandate ed oggi è ancora
possibile gustare i vecchi sapori, in modo particolare quella dei “galeti”
e delle “mariete”, per questo motivo l’Amministrazione Comunale vuole
riconoscere a questi semplici dolci legati alla tradizione natalizia del
borgo la De.Co.
Ricetta base – dose per 1kg di farina –
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Farina
bianca 00 – 1kg
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Zucchero
semolato – 50gr.
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Burro –
30gr.
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Uvetta –
50gr.
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Lievito
di birra – 50 gr.
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Latte
/olio d’Oliva / Acqua q.b. per l’impasto
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Vermut /
marsala q.b. per spennellare i dolci
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Mentine
colorate q.b. per decorare i galeti e le mariete
Procedimento di produzione
In una spianatoia sistemare la farina,
lo zucchero, il burro, l’uvetta, il lievito, il latte, olio d’oliva e
l’acqua, impastare il tutto, amalgamando bene gli ingredienti.
L’impasto così ottenuto deve lievitare
per circa 30 minuti, successivamente si procede a dividerlo in pezzi
formando dei rettangoli di circa 10 cm X 4-5 cm e dare la forma
richiesta.
“Mariete” – per la forma tagliare con
le forbici su ambo i lati in modo da creare due ali (le braccia) e
unirle.
“Galeti” – per la forma tagliare sul
lato superiore tre ali (creste).
Decorare i dolci con le mentine e
lasciare lievitare.
Cuocere in forno preriscaldato a 180° /
200° per circa 30 minuti.
Una volta cotte, lasciare raffreddare e
a freddo spennellare i dolci con il liquore scelto e spolverare con lo
zucchero.
Possono essere conservati per 5/7
giorni in contenitore con coperchio, ideale e a colazione.
Prodotti tipici
LAVANDA DI AIROLE
La storia della coltivazione e della
distillazione della lavanda ad Airole ha inizio intorno agli anni
Cinquanta.
Oggi questa antica tradizione rivive,
il primo sabato dopo Ferragosto, nella piazza principale del Paese.
LAVANDA
Pianta ornamentale ricca di oli
aromatici con infiorescenze a spiga costituite da fiori piccoli
violacei, da cui si estrae l’olio e l’essenza.
Nelle coltivazioni liguri sono presenti
la lavanda vera e il lavandino, incrocio tra la lavanda latifoglia e la
lavanda officinalis.
DISTILLAZIONE ARTIGIANALE DEI FIORI DI LAVANDA
La distillazione per correnti di vapore
d’acqua avviene attraverso l’impiego di un alambicco composto da una
caldaia generatrice di calore , di un recipiente
per contenere il fiore e un
sistema di raffreddamento con una lunga serpentina.
Dal processo della distillazione si
ottengono un olio essenziale pregiatissimo e una parte acquosa
profumatissima l’idrolato.
Le olive e i frantoi
Il piccolo borgo di Airole racchiude
nelle sue pietre, con i vecchi frantoi, e negli alberi di olivo che la
circondano, la tradizione secolare della produzione dell’ottimo
extra-vergine d’oliva.
I primi frantoi vennero costruiti
intorno al milleseicento, nel territorio sono presenti numerosi ruderi
di antichi frantoi sia quelli a trazione animale (conosciuti anche con
il nome di frantoio a sangue), circa una trentina, che quelli ad acqua
sulle rive del fiume Roya, una quindicina.
Oggi questi edifici hanno un’altra
destinazione d’uso, ma mantenengono ancora alcuni pezzi che permettono
di ricostruire il loro “glorioso” passato.
“Il museo dell’olio e della civiltà
contadina” – in Via Cavour -
è una testimonianza di questa tradizione
L’olio
L’olio, il prezioso oro giallo, è il
risultato di una lunga lavorazione che aveva inizio con la raccolta, il
trasporto al frantoio e la trasformazione. Le olive venivano versate nel
“gumbo”e tritate lentamente
dalla ruota azionata dalla forza dell’acqua; la pasta lavorata veniva
pressata una prima volta ottenendo un raffinato olio di prima
spremitura, ne seguivano altre , mescolando la pasta d’olive con l’acqua
fino a separare le bucce con i noccioli. Nulla andava perduto, dai
noccioli usati come combustibile al recupero dell’ultima goccia di olio
ottimo per i lumi.
VINO ROCCESE –
“IL VINO COLTIVATO SULLA ROCCIA” Il nome di questo
particolare vino deriva dal sistema di coltivazione basato sull’antico
metodo ligure che prevede l’inserimento delle piante in quel poco di
terreno che si riesce a reperire tra la roccia o nei muretti a secco. ![]() |